martes, 16 de agosto de 2011

Manovra: FILLEA "Costruzioni al tracollo, Manovra iniqua e dannosa. Contrastare l'azione di questo governo con tutti gli strumenti di mobilitazione"


"Avevamo chiesto provvedimenti per rilanciare gli investimenti su infrastrutture prioritarie, difesa del territorio e recupero urbano, trasparenza e legalit  nel mercato, e soprattutto più regolarit  nel lavoro. La risposta del Governo è stata zero investimenti e una mazzata definitiva agli enti locali che bloccher  ulteriormente investimenti e pagamenti,  il ripristino tardivo e insufficiente di norme sulla tracciabilit  che così definite sono inefficaci in un settore frammentato e con alta propensione all'evasione fiscale, ed un  ennesimo intervento ideologico e a gamba tesa sull'autonomia delle parti sociali e sulle relazioni industriali in direzione dell'attacco al contratto nazionale,  che in un settore come l'edilizia è l'unica garanzia di regolazione del mercato.”
E’ quanto afferma Walter Schiavella, segretario generale della Fillea Cgil, che prosegue “del resto in un settore dove si licenzia per fine cantiere, dove i subappalti fanno esplodere ogni forma di evasione e elusione, di lavoro nero e grigio, di falso lavoro autonomo e di caporalato, abbiamo forse bisogno di aumentare la flessibilit  in uscita? E' questo il bisogno delle imprese sane per vincere la concorrenza di quelle illegali? Noi sappiamo che non è così e certamente lo sa anche il
ministro Sacconi, troppo accecato dal furore ideologico per ammetterlo.”
Per Schiavella l’introduzione della norma contro il caporalato, che contiene parte delle richieste avanzate dae Fillea e Flai Cgil con la campagna stop-caporalato è "l'unico provvedimento utile ma nel contesto di una manovra così iniqua, dannosa ed inutile per il paese, rischia di avere il sapore della beffa.”
Di fronte ad una manovra così pesante per il paese e così vuota di risposte per il settore delle costruzioni “ci aspettiamo coerenza nei giudizi e nelle azioni conseguenti da parte di quelle associazioni datoriali che spesso hanno condiviso con noi analisi e proposte” conclude Schiavella “per quanto ci riguarda, tenendo aperto il filo del confronto con Cisl e Uil, questa manovra va contrastata con ogni mezzo e con tutti gli strumenti di mobilitazione di cui disponiamo, nessuno escluso.”

Anpi: no all'abolizione della festa del 25 aprile


Numerose proteste per la volontà del governo Berlusconi di abolire alcune festività laiche tra cui il 25 aprile (oltre al 1° maggio, festa dei lavoratori, e al 2 giugno, quella della Repubblica), ossia la giornata che celebra e ricorda la liberazione dell'Italia dai nazifascisti e il ritorno della dmocrazia.
Da qui una netta presa di posizione del Comiatato nazionale dell'Anpi. "Da quanto si apprende dai giornali - si rileva nel comunicato -  tra i provvedimenti che il Governo si accinge ad adottare - in relazione all'aggravarsi della crisi - ci sarebbe quello dell'accorpamento di alcune feste "non concordatarie" nella domenica più vicina oppure al lunedì. Ancora una volta saremmo di fronte ad una misura che molti considerano di scarsissima efficacia e poco corrispondente all'equità e alla ragionevolezza, sempre necessarie quando si richiedono sacrifici. Un provvedimento che, guarda caso, riguarderebbe le uniche festività laiche sopravvissute (25 aprile, 1 maggio, 2 giugno), dotate di grande significato storico e di notevolissima valenza politica e sociale".
"L'ANPI- si sottolinea -  portatrice e sostenitrice dei valori che quelle festività rappresentano, non può che manifestare la propria, vivissima preoccupazione e chiedere con forza un ripensamento che escluda misure di questo genere, prevedendone altre che siano fornite di sicura e pacifica efficacia, non contrastino con valori storico-politici da tempo consolidati  e soprattutto corrispondano a criteri di equità politica e sociale".

Crisi: Cgil, a luglio 500mila in cig, -4.600 euro a testa Cassa altalenante ma crescono aziende in cigs


Andamenti altalenanti della cassa integrazione, crescita continua di aziende che fanno ricorso alla straordinaria, aumento progressivo di lavoratori fermi in cig. Le elaborazioni dell'Osservatorio cig del dipartimento Industria della Cgil, sui dati dalla cassa integrazione dell’Inps nel rapporto di luglio, confermano il “consolidamento strutturale della crisi industriale” mettendo l'accento sui circa 500mila lavoratori in cassa da inizio anno e che, in questi sette mesi, hanno subito un taglio del salario di 2,2 miliardi di euro, pari a 4.600 euro in meno per ogni singolo lavoratore.
L'indagine del sindacato registra una flessione nel ricorso alla cassa integrazione a luglio (ad eccezione dell'ordinaria che segna un aumento congiunturale) ma parallelamente rileva come continui a crescere, anche a luglio, il numero di aziende che fanno ricorso alla cassa integrazione straordinaria (cigs). Nei primi sette mesi dell'anno i ricorsi ai decreti di cigs sono stati 4.363, per un +6,21% sullo stesso periodo dello scorso anno, coinvolgendo 6.526 unità aziendali.
Numeri quindi che, associati ai 187 tavoli di crisi aperti presso il ministero dello Sviluppo economico, per un numero di lavoratori coinvolti pari a 223.608 lavoratori, fanno dire al segretario confederale della Cgil, Vincenzo Scudiere: “Siamo messi molto male sia per la mole di lavoratori ancora in cassa, sia per la crescita senza sosta di aziende che fanno ricorso ai decreti di cigs, sia per il numero di tavoli aperti al Mise senza prospettive concrete”. Scudiere lamenta una “mancanza di strategia da parte del governo come emerge prepotentemente da una manovra iniqua dagli effetti depressivi e senza una idea di crescita per il paese”.
Causali di cigs - Ancora forte a luglio la crescita del numero di aziende che fanno ricorso ai decreti di cassa integrazione straordinaria. Da inizio anno i decreti sono stati 4.363 con un aumento del +6,21% sullo stesso periodo del 2010. I decreti investono 5.526 unità aziendali territoriali con un +14,51%, sempre sul primo semestre dello scorso anno, in conseguenza, spiega il rapporto, “di un aumento maggiore di gruppi industriali con insediamenti in più territori piuttosto che di aziende singole”. Nel dettaglio dei decreti si registra un calo dei ricorsi per crisi aziendale (-10,05%) ma che rappresentano ancora la fetta più importante del totale, ovvero il 60,90% pari a 2.657.
Inoltre continuano a crescere le domande di ricorso al fallimento, che sono 274 con un +56,57% sui primi sette mesi del 2010, così come il ricorso al concordato preventivo, 164 richieste per un +33,33%. In aumento anche le domande per ricorre ai contratti di solidarietà che raggiungono quota 899 per un +64,05%, rappresentando il 20,61% del totale dei decreti (nel 2010 erano il 13,34% del totale). Sempre poche, infine, le domande di ristrutturazione aziendale: solo 140 pari al 3,21% del totale. In generale crescono le domande sulle altre causali mentre sono “inconsistenti” gli interventi che prevedono percorsi di reinvestimento e rinnovamento strutturale delle aziende che sono il 7,04% del totale dei decreti.
Per quanto riguarda la ripartizione geografica, è il nord del paese dove si concentra la quasi totalità dei decreti anche se si registrano aumenti percentuali significative nel Mezzogiorno. In Lombardia si contano, da gennaio a luglio, 1.353 decreti per un +16,64% sullo stesso periodo dello scorso anno, in Emilia Romagna sono 534 per un -3,09% e in Veneto 520 (-4,76%). I maggiori incrementi percentuali si registrano in Sardegna (62 decreti per un +93,75%), in Toscana (266 per +73,86%) e in Basilicata (28 per +40%).
Dati cig luglio - Entrando nel dettaglio del rapporto di Corso d’Italia il totale delle ore di cig da inizio anno è di 591.836.674 per un -20,77% sui primi sette mesi del 2010. Nello specifico la cassa integrazione ordinaria (cigo) a luglio si attesta a 20.194.039 ore e cresce sul mese precedente del +7,89%. Da inizio anno il monte ore è pari a 138.768.609 con una variazione tendenziale del -42,33%. La cassa integrazione straordinaria frena i forti cali precedenti: a luglio flette sul mese precedente del -2,54% per un totale di 32.885.650 ore. Da inizio anno fino a luglio le ore di cigs sono state 255.928.148 per un -12,57% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Le ore di cigs, fa notare il rapporto, rappresentano ormai il 50% del monte ore complessivo. Infine, per quanto riguarda la cassa integrazione in deroga (cigd) si registrano cali sia sul versante congiunturale che su quello tendenziale. A luglio conta 27.618.218 di ore richieste segnando così un -7,87% su giugno, mentre da inizio anno le ore sono state 197.139.917 per un -7,71% sul periodo gennaio-luglio del 2010.
Regioni - Sono le regioni del nord quelle dove si è registrato il ricorso più alto alla cassa integrazione da inizio anno. Dal rapporto della Cgil emerge che al primo posto per ore di cassa integrazione autorizzate c'è la Lombardia con 136.344.796 ore registrate lo scorso mese che corrispondono a 113.621 lavoratori (prendendo in considerazione le posizioni di lavoro a zero ore). Segue il Piemonte con 98.763.557 ore per 82.303 lavoratori e il Veneto con 50.894.585 ore di cig autorizzate per 42.412 lavoratori. Prima in questa classifica tra le regioni del centro c’è il Lazio con 40.055.863 ore che coinvolgono 33.380 lavoratori. Mentre per il Mezzogiorno è la Campania la regione dove si segna il maggiore ricorso alla cig con 36.093.399 ore per 30.078 lavoratori.
Settori - E’ la meccanica il settore in cui si conta il ricorso più alto allo strumento della cassa integrazione (ordinaria, straordinaria e in deroga). Secondo il rapporto della Cgil, infatti, sul totale delle ore registrate da gennaio a luglio, la meccanica pesa per 217.261.045, coinvolgendo 181.051 lavoratori (prendendo come riferimento le posizioni di lavoro a zero ore). Segue il settore del commercio con 67.743.351 ore di cig autorizzate per 56.453 lavoratori coinvolti e l'edilizia con 53.894.037 ore e 44.912 lavoratori.
Occupazione e lavoratori in cig - Nel mese di luglio, considerando un ricorso medio alla cig, pari cioè al 50% del tempo lavorabile globale (15 settimane), risultano essere 980.000 i lavoratori in cigo, cigs e in cigd. Se invece si considerano i lavoratori equivalenti a zero ore, pari a 30 settimane lavorative, si determina un’assenza completa dall’attività produttiva per 493.000 lavoratori, di cui 213.000 in cigs e 164.000 in cigd. Dai calcoli dell’Osservatorio cig si rileva come i lavoratori parzialmente tutelati dalla cig abbiano perso nel loro reddito 2,2 miliardi di euro, pari a 4.602 euro per ogni singolo lavoratore.